venerdì 1 febbraio 2008

Speranze Kosovare

Raramente oggi, a parte qualche testata giornalistica seria (es. TG3), si sente parlare di Kosovo e del suo silenzioso fermento interno.
Chi come me, durante il periodo adolescenziale, ha avuto la sfortuna di seguire le cronache pietose di quei tristi giorni non può non ricordare l'angoscia e la sofferenza di tanta povera gente, costretta a fuggire come clandestini nella notte.
Alzarsi una mattina del 1997/98 e sintire che qualcuno a momenti butta giù la tua porta di casa e che, con aria terrorizzata, ti dice di riunire le poche cose più care ed essenziali che hai e di portarle via con te nel più breve tempo possibile, non credo ti dia molta possibilità di riflettere e di decidere in fretta, specialmente se dall' altro lato del villaggio è iniziata una vera e propria mattanza di anziani, donne e bambini.
Essere coinvolti involontariamente in un dramma del genere, per via di qualcuno che in quel determinato periodo adotta delle scelte politiche scellerate senza valutarne le dirette conseguenze, è la cosa più subdola che si possa subire.
Ho ancora impresso nella mente quelle visioni così realistiche che mi ha proiettato con il suo racconoto un caro ragazzo kosovaro.
Sentirsi raccontare i momenti più strazianti con molta tranquillità d' animo e senza alcun cedimento ad eventuali principi di sconforto, da parte di chi ha perduto molte persone care durante le concitate azioni di fuga verso le montagne, è stato per me un enorme insegnamento. A stento, per la crudezza di tale testimonianza, sono riuscito a trattenere la mia parte più emotiva. Non volevo assolutamente cedere davanti a quel ragazzo ma, una volta a casa pensando e ripensando a quel che avevo ascoltato, non ho avuto la stessa precedente forza d'animo e...., ho ceduto.
Lui avrà all'incirca 25 anni (per molti versi è ancora un ragazzetto) ma ha una tale ricchezza interiore da farlo sembrare un uomo di sagge vedute.
L'umiltà e la voglia di volersi riprendere in fretta, a mio parere, sono state la vera arma a favore di questa popolazione. Lasciarsi alle spalle una tale tragedia, e pensare continuamente che lì davanti c'è solo la prospettiva di una vita migliore, sicuramente è un grosso conforto ed un forte stimolo per tutti loro.

Oggi, a quasi più di 10 anni si risente parlare di indipendenza per il Kosovo. Voci favoreli, voci contrarie e voci silenziose sono all'ordine del giorno in quell' angolo di terra, molto preziosa. Una cosa è sicura, mai più bisognerà sottoscrivere risoluzioni sotto il ricatto delle armi e della violenza incontrollata e incontrollabile. Chi oggi governa il mondo ha il dovere di far sì che ciò non debba più accadere. Questioni di nazionalismo e odio razziale non devono prevalere su ciò che di buono c'è nel (non molto profondo) animo umano, basta solo farlo uscire con dei convincenti buoni propositi per tutti, e altrettanto leali e non convenzionali strette di mano.


Dedicato agli amici Arsim, Pajazit e ai loro famigliari e compaesani.

1 commento:

Anonimo ha detto...

so che nn c'entra con il post odierno, ma dai un' occhiata a questo link.

http://www.disinformazione.it/beppe_grillo.htm

andreone