Contagioso è un termine improprio. Oggi dobbiamo parlare di soggetti positivi ad un test molecolare, dove alcuni positivi contagiano ed altri no. Positivo non vuol dire essere ammalato! Questi termini la gente deve comprenderli bene.
Trovare un
positivo dopo tanti cicli di amplificazione fatti con la tecnica della PCR
(polimeri chain reaction) in laboratorio, estraendo la materia presente nel
tampone e amplificandola milioni di volte, vuol dire che si ha un po’ di acido
nucleico del virus, ma non è detto che quell’acido nucleico rappresenti una
particella virale infettante. Potrebbe trattarsi di un virus morto ma questo
non significa che possa essere in grado di infettare.
Secondo
autorevoli studi, su campioni analizzati in vitro, sappiamo che l’infezione è
possibile quando su un campione clinico vengono trovati almeno un milione di
genomi equivalenti. Oggi non esistono tests che dosino con precisione la carica
virale del covid-19, così come lo abbiamo per l’epatite c, l’epatite b o il
citomegalo, perché non abbiamo ancora un farmaco (che invece abbiamo per i
virus citati) che riesca ad azzerare o a ridurre al minimo la concentrazione
virale.
Se una persona
è asintomatica lo si può sapere soltanto con uno screening o durante il
tracciamento dei diretti contatti, sempre a mezzo tampone.
Chi è
asintomatico non può sapere se è positivo al virus se non con il test. Quindi
positivo al test non significa essere ammalato e, spesso, non vuol dire neanche
essere contagioso, soprattutto se si hanno valori bassi di genomi equivalenti
(ossia scarsa concentrazione virale).
È importante
seguire la catena di contagio ma, oggi, col 95% di positivi asintomatici che senso
ha seguirli e rintracciarli? E con quale scopo? Tentare forse di azzerare il
contagio?
Dal punto di
vista razionale è un non senso, dal punto di vista medico scientifico non è
perseguibile e tantomeno giustificabile. Aveva molto senso farlo all’inizio
della pandemia, per rintracciare subito ed estinguere sul nascere i focolai.
Così hanno fatto in Cina e Corea del Sud, che in 100 giorni hanno visto il
contagio azzerarsi e oggi si preoccupano che il virus non gli arrivi
dall’esterno.
Gli studi fatti
sulla circolazione del virus ci dicono che la letalità oscilla tra lo 0,3 e lo
0,7%, quindi è relativamente bassa. Molto più bassa di altre malattie infettive
e persino più bassa degli incidenti stradali, delle patologie respiratorie
causate da nano-polveri, il che ci dovrebbe far dire: “non moriremo tutti”,
come qualcuno evocava! Questo virus non è la “spagnola”, che nel 1918 ha fatto
quasi 100.000 morti (considerato che allora non avevamo la penicillina, il
cortisone, gli antibiotici, l’eparina, e neanche rianimazioni e terapie
intensive).
La sua letalità
è, quindi, relativamente bassa se consideriamo che quella della Sars è stata
pari al 10% e quella del Mers al 37%, e stiamo parlando di due coronavirus che
si sono estinti nell’arco di un solo anno.
Quindi, si
parla di ordini di grandezza superiori, e questo dovrebbe bastare per rasserenarci
ma invece questa info-demia (un’informazione diventata pandemica), questa paura
del contagio, e quindi della morte, è diventata virulenta e contagiosa più del
virus stesso.
Si è perso il
buon senso, la ragionevolezza, la capacità critica di valutare i dati per
quello che sono.
Siamo i
detentori mondiali del record di letalità legata al coronavirus, proprio perché
all’inizio abbiamo ricoverato tutti e abbiamo fatto passare tutti gli infettati
per i pronto soccorso, dove non si era preparati e sufficientemente attrezzati
(anche di dispositivi di protezione individuali).
In Inghilterra,
inizialmente, hanno visto cosa accadeva da noi in Italia (soprattutto chi era a
morire) e, grazie a questo, hanno fatto una campagna di protezione verso le
persone più anziane, lasciando che il virus circolasse liberamente nella
popolazione con un sistema immunitario più forte e reattivo (bambini, ragazzi e
under 50).
Il processo di
contagio “vivum fluidum” è l’unico a garantire una immunizzazione naturalmente,
non c’è alternativa migliore.
La paura è
virale, il raziocinio ed il buon senso non sono virali, in quanto non
contagiano. È virtù di pochi riuscire a comprenderlo perché è difficile rendersene
conto quando siamo sommersi da una informazione distorta e martellante.
Quindi, è
appurato che la mortalità è molto bassa ed il 90% di essa si manifesta su
soggetti ultra-ottantenni e con diverse patologie (respiratorie,
cardiovascolari e metaboliche).
Sappiamo tutti
che invecchiando siamo più soggetti a rischio di altero-sclerosi, poiché dove
si forma una placca c’è un’infiammazione, ed è lì che il virus attecchisce di
più e replica meglio.
Perché i
bambini ed i giovani non si ammalano (con sintomatologia grave)? Perché sono
belli sani e il loro sistema immunitario è ai massimi dell’efficienza!
Questa
confusione mediatica, questa esagerazione, questa frenesia, questa perdita
della ragione, questa continua descrizione di pestilenza, …… questa non è la peste!!!
L’acclamazione
di sedicenti virologi, di pseudo virologi, di para virologi, poiché i
giornalisti li hanno etichettati come tali, non è accettabile. Comunicano
tutti, pur non avendo le dovute competenze. Abbiamo l’esperto ad ogni
trasmissione. Negli altri paesi, quasi sempre, è solo una persona altamente
competente a parlare qui in Italia parlano tutti, dagli pseudo virologi agli
epidemiologi, dagli igienisti agli entomologi, tranne i veri virologi.
Oggi, il 90% di
chi appare in tv o nei giornali non ha mai pubblicato un lavoro scientifico nel
campo della virologia, e quindi non dovrebbe godere dell’appellativo di
virologo.
Quelli che
avrebbero tutte le dovute competenze per esporre pareri scientifici in materia
di virologia (poiché studiano i virus, come questi replicano, che struttura
hanno, con che meccanismi causano la malattia, come si possono individuare dei
farmaci sulla base di questi meccanismi, come è collegato il contagio con
l’origine del virus, ossia trovare il corrispettivo in un animale), ecco…
quelli sono i veri virologi, che non vedremo mai intervenire nei talk-show, nei
TG e negli spettacoli in prima serata, poiché per via della loro importante
credibilità internazionale sono impegnati quotidianamente a studiare e
risolvere la situazione.
Or dunque, se
pensate che tutta questa reprimenda sia farina del mio sacco (pur, io, condividendola appieno) vi sbagliate di
grosso! Ho volutamente non virgolettare il tutto per far si che non pensaste alla
riproposizione del pensiero di qualcun altro. Un piccolo inganno, insomma!
Tutto quanto su
scritto sono, invece, dichiarazioni rilasciate ad una tv locale, nell’ottobre del
2020, dal Dott. Prof. Giorgio Palù (di cui ho già pubblicato tempo fa un video).
Per chi ancora
non lo sapesse, il soggetto in questione è il n. 1 della virologia italiana ed
europea, con un H-Index pari a 62 (centinaia e centinaia di pubblicazioni in
riviste scientifiche e migliaia di citazioni su studi nel campo della
virologia), quindi una assoluta eminenza. Direttore dell’Università degli Studi
di Padova, Fondatore della Associazione Italiana della Virologia e Presidente
di quella Europea (dove al suo interno vi sono diversi Premi Nobel per la
medicina), da fine Dicembre 2020 è stato nominato Presidente dell’AIFA
(Associazione Italiana del Farmaco), rinnegando poco tempo dopo, con le sue
nuove prese di posizione diametralmente opposte, tutto ciò che aveva dichiarato
sulla pseudo-pandemia nell’intervista di cui sopra.
Non credo si
tratti di un caso di “PECUNIA NON OLET”, quanto più di un aberrante caso di
promozione “PARA-CULI”, con tanto di “RICHIAMO ALL’ORDINE”, prima che l’esimio
professore potesse arrivare a diventare una mina vagante.
Ma si sa, siamo
ignoranti, brutti, sporchi e cattivi, e queste sono solo fandonie vomitate per
giustificare le teorie complottiste che (guarda caso, poco alla volta) sta
venendo fuori non essere poi così tanto teorie; vedi la quasi acclarata origine
artificiale del virus (il pangolino-pipistrellato si è estinto), vedi la dubbia
contaminazione da aerosol (lo ha affermato uno della “Scienzah”, grazie ai suoi
test), vedi chi diceva che la tanto decantata immunità di gregge fosse raggiungibile
solo col siero magico (non si avrà mai, poiché la copertura anticorpale di una
dose è stata ridimensionata a 4/5 mesi, addirittura inferiore di chi ha superato
l’infezione), vedi il senso di responsabilità dei più giovani verso gli anziani
e i più deboli (ora questi ultimi son tutti inoculati, perché inoculare i
bambini e i ragazzi?), vedi la trasmissibilità e anche la contagiosità da
inoculati (si, ma non vai all’ospedale e non muori…….dicono!), vedi la
controversa accettazione della somministrazione sperimentale (prima era
blasfemia, perché “è sicuro” dicevano faizzer, mo-terna, astrazecca e baby
shampo), vedi le sempre più crescenti reazioni avverse da siero magico (ma non
c’è ancora nessuna correlazione, nonostante le migliaia di casi in più,
rispetto alla media, di malore improvviso da inizio anno), vedi le terapie
domiciliari precoci che finalmente vengono raccontate in tv, vedi le prese di
posizione più caute delle “virostar” e dei loro accomodanti “tele-sciaccquini”,
vedi i test rapidi che prima non erano affidabili ed ora si, vedi le
incostituzionali e contraddittorie restrizioni per chi non ha il “lasciapassare
verde” come alcuni esimi insegnanti che, guarda caso ancora, non possono più
esercitare dopo anni di onorata carriera (ma sono tutti dei rincoglioniti,
dai!). E quante cose ancora ci saranno da vedere..….., vedrete!
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